Ezio Raimondi

Poesia come retorica

1980, cm 14,5 x 20,5, 204 pp.

ISBN: 9788822229021

Seconda ristampa, 1996.

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Come indica lo stesso titolo del libro, l'analisi critica dedicata al progetto epico della Gersualemme liberata fa ricorso al sistema retorico interno alla cultura letteraria del Rinascimento; ma per il Tasso la retorica s'identifica con la ricerca di una nuova forma espressiva, con l'invenzione travagliata di un classicismo moderno, o come avrebbe poi detto lo Schiller, sentimentale, che ha in Virgilio e nel Della Casa le sue dominanti paradigmatiche. Così le figure retoriche si trasformano in figure antropologiche: la sintassi disgiunta diviene dinamica nel racconto, strategia dei suoi nuclei drammatici, montaggio sapiente di immagini e suoni, orchestrazione scenografica di conflitti esistenziali e avventure interiori secondo una poetica del sublime in cui si riversano senza conciliarsi le pulsioni, le iperboli aggressive di una coscienza lacerata. Attraverso una lettura semiotica correlata al modello cosmologico del neoplatonismo e dell'aristotelismo naturalistico e alla teoria dell'immaginario che ne è un complemento essenziale, si disegna all'interno della Gerusalemme liberata un percorso interpretativo unitario, un viaggio testuale come avventura del lettore tra i fantasmi patetici del realismo e del simbolismo cinquecentesco. Dall'indagine delle forme nel loro giuoco combinatorio si vuole alla fine giungere all'esperienza diacronica dei significati, alla storicità di una scrittura e ai suoi miti della guerra e dell'amore, al sacro e alla sua profanazione. Il racconto epico della Crociata è anche il "romance" di una coscienza immersa nella dialettica vitale di sogno e utopia.

Ezio Raimondi
Ezio Raimondi, filologo e critico letterario italiano (1924-2014). Indagatore inquieto e acuto dell'opera letteraria (Petrarca, Alfieri, Machiavelli, Tasso, ecc.) nelle sue radici culturali, nei suoi movimenti sperimentali, nelle sue cellule e strutture tecniche e retoriche, interprete così elegante come flessibile, consapevole della mobilità e molteplicità dei problemi e delle prospettive, allievo, nell'ateneo bolognese, dell'umanesimo tardoromantico di C. Calcaterra e della nuova storiografia artistica di R. Longhi, si è affermato, con l'edizione critica dei Dialoghi di T. Tasso (1958), tra i più sottili interpreti della «nuova filologia» italiana, erede di illustri modelli tedeschi attraverso il magistero di M. Barbi e di G. Contini. (da “Treccani”)